Fiat – GM: trionfalismo eccessivo

Dopo i precedenti articolo sul caso Fiat apparsi su Cartalibera, siamo costretti a tornare sull’argomento.

Il recente  divorzio tra Fiat e General Motors è stato giudicato da tutti molto positivo, dal governo, dalle forze politiche e sindacali,  dalle banche.  A nostro modesto avviso, invece,  questi giudizi peccano di un eccessivo trionfalismo.

Senza alcun dubbio Marchionne è stato un abile negoziatore e la Fiat è uscita da un “impasse” legale defatigante e ha portato a casa 1,5 miliardi di euro (cioè 2 miliardi di dollari), quindi una buona iniezione di liquidità.

La pubblicità che  appare in questi giorni su  tutti i giornali dice : “Oggi la Fiat è di nuovo tutta italiana. O se preferite l’Italia si è ripresa la Fiat”.

Ora al di là delle comprensibili esigenze di pubblicità, onestamente dobbiamo  rilevare che gli americani della General Motors  hanno pagato, e molto, pur di non acquistare la Fiat, pur di starsene alla larga.

Il giudizio positivo di tutti in Italia, secondo il Financial Times, è dovuto al fatto che se GM avesse assunto il controllo di Fiat Auto, molti temevano licenziamenti in massa, oltre la perdita di un marchio importante. Non dimentichiamo che Fiat è il maggior datore di lavoro privato in Italia con 85.000 dipendenti.

Invece il giudizio delle agenzie internazionali di “rating” è stato ed è neutrale, in “stand by”.

Fiat era un problema ieri, ma lo sarà anche domani.

Nei prossimi 12 mesi scadono prestiti per 6,2 miliardi di euro. Nei prossimi due anni il totale dei prestiti in scadenza è di circa 10 miliardi di euro.

La Fiat Auto ha avuto forti perdite negli ultimi quattro anni e il pareggio è atteso non prima del 2006, forse 2007.

La competizione è alta; le vendite e le quote di mercato sono in calo.

Ci sarà sicuramente necessità di fare tagli dolorosi. Il futuro degli stabilimenti con maggior capacità produttiva non sfruttata (Mirafiori; Termini Imerese) è sotto esame.

I problemi sono tanti: efficacia dell’organizzazione del settore auto; i tempi di consegna; lo sviluppo dei mercati lontani; una non adeguata rete commerciale, ecc.

Rimangono quindi forti dubbi sulle possibilità effettive di risanamento. Nuove alleanze richiedono tempi non brevi.

Sempre il Financial Times afferma : “Fiat Auto soffre di una cattiva gestione pluriennale ed ha una sola scelta: ristrutturarsi.”

Alcuni esponenti della sinistra politica e sindacale  già parlano, con insistenza,  di intervento pubblico. Il governo smentisce.

Noi non siamo del tutto tranquilli.

Ricordiamo i numerosi e molteplici aiuti diretti e indiretti che la Fiat ha avuto  specie negli ultimi 30 anni.

Dal settimanale “Tempi” leggiamo: “Nel quadriennio 1999-2003 Fiat ha ricevuto dallo Stato integrazioni salariali per 1.135 miliardi di vecchie lire, 700 miliardi di oneri per prepensionamenti, 300 per le indennità ai lavoratori in mobilità, 6.059 di finanziamenti agevolati al Mezzogiorno, 328 di contributi a fondo perduto per la legge 488/92, 600 per esenzioni fiscali e 900 per incentivi alla rottamazione in base alla quota di riferimento sul mercato. Totale: solo negli ultimi quattro anni, lo Stato italiano (cioè i contribuenti) ha versato a Fiat sussidi per complessivi 10.000 miliardi di vecchie lire. Guarda caso, è la stessa cifra che, nello stesso periodo, è stata erogata in utili ai membri della famiglia Agnelli e agli altri azionisti”.

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