Formigoni “annega” nel petrolio

Il governatore lombardo Roberto Formigoni è stato investito dallo scandalo “Oil for food”. Il programma delle Nazioni Unite così denominato consentiva all’IRAQ di vendere limitate quantità di petrolio, durante il lungo periodo di embargo internazionale stabilito a seguito dell’invasione irachena del Kuwait, utilizzando il ricavato esclusivamente a scopi umanitari. In realtà, grazie anche alla corruzione di alcuni funzionari dell’ONU, Saddam Hussein vendeva il petrolio sottocosto a politici amici (o a società da loro segnalate) che generavano fondi neri da ripartirsi con il dittatore. I fondi sono stati utilizzati fino a poco tempo fa anche per finanziare la guerriglia e il terrorismo iracheno.

Grazie al ritrovamento dei conti segreti di Saddam da parte dell’esercito statunitense e ad un’inchiesta di alcuni giornalisti del Sole 24 Ore e del Financial Times è risultato che tra i beneficiari del petrolio di Saddam Hussein risultano due società italiane raccomandate da Roberto Formigoni al ministro degli esteri iracheno Tarek Aziz.

Mentre l’ONU ha aperto un’inchiesta specifica sul caso, Formigoni ha reagito con una conferenza stampa, in cui non ha acconsentito di rispondere alle domande dei giornalisti, dove ha accusato il governo americano (la CIA), Confindustria ed i comunisti di aver montato una macchinazione ai suoi danni. Poi ha parzialmente rettificato il tiro dicendo che in realtà ha condotto un’indagine sulla CIA e solo una parte di essa ha partecipato al complotto. Infine ha divagato in un Consiglio straordinario sul caso chiedendosi chi ha intermediato tutto il petrolio arrivato in italia dall’Iraq, visto che Lui c’entra solo per una piccola parte (forse qualcuno ha da preoccuparsi più di Lui).

In questa sede non vogliamo entrare nel merito di queste surreali dichiarazioni, né dare a intendere che Formigoni possa essere destinatario di tangenti. E’ l’aspetto politico che ci interessa.

Formigoni ha ammesso di aver raccomandato le due imprese e che la faccenda è stata seguita da un suo collaboratore, amico e sodale politico, tuttavia si difende dicendo che 1) ammesso e non concesso che il collaboratore e le imprese segnalate siano coinvolti nel giro di tangenti, Lui non ha responsabilità, 2) è sua abitudine e vanto favorire gli affari all’estero delle imprese lombarde.

E qui non ci siamo. Formigoni può anche non avere responsabilità penali, ma se ha favorito illeciti che hanno addirittura portato a finanziare azioni terroristiche contro i nostri soldati, porta una enorme responsabilità politica e morale. E poi non si informa sulla serietà e correttezza dei suoi collaboratori e delle imprese che segnala?

Inoltre le due imprese coinvolte sono liguri. Cosa c’entrano con la promozione dell’industria lombarda? Infine chi ha un ruolo istituzionale deve favorire l’export dell’intero tessuto imprenditoriale, non gli affari di due imprese in violazione della libera concorrenza a discapito di tutte le altre imprese.

Ai tempi della Prima Repubblica personalità ben più in alto di Formigoni si sono dimesse dai loro incarichi per molto meno.

Può la Casa delle libertà far finta di nulla?

 

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1 comment for “Formigoni “annega” nel petrolio

  1. 20 febbraio 2016 at 03:09

    Great article. I am going through some of these issues as well..

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