Un programma liberale per un “voto costruttivo”

Nel nostro attuale sistema bipolare, mi sembra evidente che entrambi gli schieramenti incontrino difficoltà sempre maggiori a convincere gli elettori della propria capacità di stabilire alleanze affidabili e di poter governare con successo in difficili congiunture come quella che stiamo vivendo.

Il problema ideologico e programmatico che accomuna sia il centro-destra che il centro-sinistra è causato – per molti aspetti – dal tentativo di far convivere forzatamente istanze opposte di tipo liberale da un lato e socialdemocratico-popolari dall’altro.

Ne risulta una sostanziale mancanza di prospettive convincenti per risolvere problemi come la competitività delle nostre industrie, lavoro e pensioni, ambiente e immigrazione, per citarne alcuni. Come conseguenza sta crescendo nei cittadini – e soprattutto nel ceto medio – un senso di frustrazione e un progressivo disinteresse verso la politica in generale, a favore – casomai – dei singoli interessi personali o di categoria.

Di questo passo, nei prossimi appuntamenti elettorali, potremmo dover affrontare la concomitanza di due fenomeni come l’astensionismo e il “voto di protesta”.

In entrambi i casi, infatti, l’effetto sarebbe quello di far crescere in percentuale i consensi verso gli estremismi di qualsiasi genere (leghismo, veterocomunismo, nazional-corporativismo, ecc) e dare vita ad una nuova legislatura caratterizzata da una crescente instabilità, che rallenterebbe il cammino intrapreso dalla nostra società verso un modello aperto e liberale.

Per evitare l’astensionismo e il “voto di protesta” alle prossime elezioni, si potrebbe offrire ai cittadini l’alternativa di un “voto costruttivo”, diretto al rafforzamento dei valori liberali nel processo di riforma della società.

Probabilmente l’attuale partito di maggioranza sbaglia nel concentrare troppo la sua comunicazione sul tema dei risultati ottenuti in questa legislatura, perché questi ultimi sono considerati insoddisfacenti, proprio dalla sua stessa base elettorale.

Quello che per dieci anni è stato il movimento che più di ogni altro ha detto di rappresentare le istanze liberali italiane, sacrifica oggi i propri valori innovativi nel tentativo di mantenere unita e stabile la CdL, inseguendo gli alleati per incastrare a perfezione le più eterogenee richieste.

L’attuale maggioranza dovrebbe invece rafforzare il proprio programma liberale, rendendone più evidente l’identità e l’indipendenza dalle logiche corporative presenti nella coalizione.

Questo programma liberale offrirebbe, in alternativa all’astensionismo e alla protesta, un “voto costruttivo”, perché capace di concretizzare le prospettive più convincenti per il progresso verso una società aperta e risolvere i nostri problemi strutturali e congiunturali. Un programma liberale forte potrebbe inoltre attrarre sia da destra che da sinistra il consenso di tutti coloro che si riconoscono oggi nei valori liberali di riforma della società, che faticano ormai a trovare un punto di riferimento chiaro.

 

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