Fiat: lo Stato deve essere “regolatore” non “decisore”

Ad oggi non si è ancora arrivati ad un accordo tra la Fiat e la General Motors.

Scaduta la mediazione, il Lingotto ribadisce la validità della “put option”, mentre si attendono le contromosse da Detroit.

Intanto il titolo Fiat perde in Borsa; circa il 7% del capitale è passato di mano.

Senza alcun dubbio, anche senza voler drammatizzare, la Fiat si trova in grosse difficoltà: continua a perdere quote di mercato; ci sono circa 8 miliardi di euro di debiti di Fiat Auto.

Il “Financial Times” scrive: “Fiat Auto soffre di una cattiva gestione pluriennale ed ha una sola scelta: ristrutturarsi.”

Detto questo, un contenzioso legale con gli americani non è assolutamente auspicabile, anzi sarebbe fortemente negativo. La battaglia legale sarebbe lunga e costosa e quindi, per gli analisti del settore, più dura il “limbo legale”, più sarà difficile per Fiat risanare l’auto in crisi.

Il Ministro dell’Economia Siniscalco giustamente ha affermato:”Sono trattative complesse, lasciamo che le parti trattino”

Il mondo della politica e del sindacato però ha cominciato a farsi sentire.

I sindacati metalmeccanici hanno già indetto 8 ore di sciopero e una manifestazione nazionale a Roma per il prossimo 11 marzo.

Qualcuno comincia a parlare di interventi pubblici e a chiedere “più Stato”.

Ora senza considerare Bertinotti che addirittura propone la “nazionalizzazione” della Fiat, anche i DS iniziano a parlare della necessità di un intervento pubblico e in una mozione al Senato chiedono al governo di “impegnarsi per adottare interventi urgenti in grado di rilanciare la Fiat”, senza poi indicare le modalità, gli strumenti e le forme di questi interventi.

A questo proposito, il candidato della Gad Prodi dovrebbe ricordare ai suoi alleati DS che l’Unione Europea non permette interventi dello Stato per salvare o aiutare imprese.

Ci sono già stati diversi casi di veto da parte della UE per aiuti ad imprese sia in Italia che in altri Paesi.

In un breve corsivo apparso su questo giornale il 4 ottobre scorso (“La svolta di Montezemolo: andrà fino in fondo?”), ci chiedevamo se il Presidente della Confindustria e della Fiat avrà il coraggio di portare avanti la svolta di Capri. In quella riunione di Capri, organizzata dai giovani imprenditori, ma anche in diverse successive occasioni, Montezemolo ha sostenuto tesi di liberalizzazione, di denuncia di società ex-monopoliste, ora privatizzate, che continuano ad occupare sul mercato posizioni dominanti. Una vera campagna per la concorrenza: via i vincoli di mercato, più competitività; basta ai contributi statali a fondo perduto; basta assistenzialismo.

Alla fine dell’articolo, ci chiedevamo: avrà il coraggio di portare avanti queste tesi liberali, senza compromessi o papocchi?.

Ora di fronte al caso Fiat ci chiediamo: avrà il coraggio di sostenere queste tesi anche nel caso della Fiat , società che presiede?

In conclusione, siamo d’accordo con  l’on.Tabacci, Presidente della Commissione delle attività produttive della Camera, quando afferma: “un intervento pubblico non si regge e non trova giustificazione”.

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