I liberali al centro della politica

Durante i primi quarant’anni del secondo dopoguerra, la politica e l’economia italiana hanno goduto del sostegno delle grandi potenze dei due blocchi contrapposti. Il nostro Paese si trovava nella singolare condizione di avere il più grande partito comunista europeo (secondo solamente a quello russo e a quello cinese) e al contempo essere terra di confine con i Paesi del Patto di Varsavia e ospite della Santa Sede.

In questa situazione, dal punto di vista politico, hanno prosperato per quarant’anni, in equilibrio consociativo, una grande sinistra comunista e un grande centro di unità cattolica. Le nostre prospettive democratiche relegavano la destra a un ruolo secondario, perché ideologicamente rappresentata da un partito reduce dall’esperienza della Repubblica di Salò. Contrariamente agli altri Paesi del centro e nord Europa, per certi aspetti, in Italia non è stato possibile far crescere democraticamente una destra conservatrice e liberale, capace di rappresentare autonomamente una prospettiva di governo.

La caduta del muro di Berlino ha portato tra le conseguenze la fine del sostegno delle grandi potenze a questo equilibrio, contribuendo ad accelerare la conclusione dell’egemonia comunista a sinistra e dell’unità dei cattolici al centro.

Il nuovo scenario politico italiano si è allargato all’intero arco costituzionale, creando una nuova logica di alternativa dei blocchi di centro-destra e centro-sinistra.

Per quale motivo, nel nome di entrambi gli schieramenti è rimasto questo comune riferimento al “centro”, invece del semplice definirsi “destra” e “sinistra” rispettivamente?

Si potrebbe ipotizzare che ciò è dovuto al fatto che, sia la nostra destra che la nostra sinistra, sono ereditarie di un processo di evoluzione in senso democratico ancora incompleto, che non consente loro di essere pienamente legittimate a governare senza il consenso del “centro”.

In questi ultimi dieci anni, infatti, si è cercato in tutti i modi di occupare la posizione vacante di “centro” del panorama politico italiano, attraverso una nuova e autonoma proposta di unità dei cattolici, oppure con l’annessione definitiva dell’elettorato cattolico a destra o a sinistra. In ogni caso senza successo.

Se da una parte sembra che la prospettiva di unità politica dei cattolici sia un’istanza superata dalla storia – così come il comunismo e l’eredità repubblichina, del resto – dall’altra è possibile riconoscere, sia nel centro-destra che nel centro-sinistra, la presenza di ampie correnti che si autodefiniscono “liberali” e che determinano da entrambi i lati una prospettiva politica credibile alla soluzione dei principali ed attuali problemi della società italiana ed europea. Queste istanze liberali, oltretutto, convivono difficilmente, all’interno dei rispettivi schieramenti, con le vecchie ideologie “popolari” che ne rappresentano l’eredità egemone.

Seguendo fino in fondo questo pensiero si può dire che sono le posizioni liberali all’interno del centro-destra e del centro-sinistra a rappresentare oggi – per definizione – il vero “centro” politico. L’ideologia liberale è l’unica capace attualmente di attrarre consensi da destra e da sinistra, al di là delle vecchie questioni ideologiche che ne rallentano l’evoluzione ed i programmi.

In questo momento esiste un potenziale spazio politico per l’aggregazione di nuovo consenso attorno alle idee liberali e sarebbe opportuno che fossero proprio gli eredi dell’esperienza liberale italiana a porsi come legittimo riferimento ideologico e di iniziativa.

Una nuova iniziativa politica liberale – piuttosto che cattolica, ad esempio – potrebbe consentire di creare il consenso necessario per affrontare e risolvere problemi urgenti e complessi come quelli dell’economia, del lavoro e della previdenza sociale.

Sono le nuove forze che si affacciano al mondo del lavoro e la nuova classe di giovani dirigenti che assumono posizioni sempre più importanti nelle istituzioni e nelle aziende a rappresentare la domanda di una minore presenza dello Stato nell’economia e a chiedere una società più libera e aperta.

Sostenere una nuova iniziativa liberale può riscuotere un notevole successo nella raccolta dei consensi di tutte quelle componenti liberali che oggi non trovano spazio adeguato – soprattutto nel centro-sinistra – evitando allo stesso tempo che tale eredità venga impropriamente rivendicata e recepita da altre spinte demagogiche e opportunistiche.

Se tutte le forze liberali italiane – più o meno esplicite – cominciassero a convergere da tutti i partiti verso un luogo comune, che sarebbe per definizione un luogo di “centro”, si costringerebbero gli attuali schieramenti politici a rivedere le proprie posizioni ideologiche. Si potrebbe pensare finalmente ad un nuovo orientamento bipolare tra una società liberale ed una social-democratica e popolare dall’altra. Forse allora potremmo avere una “destra” e una “sinistra” più moderne e propriamente dette.

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