Un sistema elettorale democratico

E’ vero, l’ultima campagna elettorale alla quale ho partecipato in veste di candidato (ovviamente, nelle fila del PLI) è quella per la Camera dei deputati del 1976 e per conseguenza, almeno da questo punto di vista, posso essere tranquillamente considerato un ‘matusa’ sempre pronto a ricordare i bei tempi andati e a criticare quelli presenti, ma, se è pur certo che anche allora i partiti e più specificamente le segreterie la facevano da padrone (non per niente, a Varese, governando appunto la segreteria cittadina, compilavo le liste per le ‘comunali’ a mio piacere!), altrettanto certo è che almeno resisteva una parvenza di democrazia: alla fine, tra i candidati, chi prendeva il maggior numero di voti di preferenza risultava eletto. Ora, che la democrazia sia il toccasana è assai discutibile (per quanto mi riguarda – e l’ho scritto poche settimane fa su Panorama – in proposito, oggi, sono d’accordo con Jorge Luis Borges: “La democrazia è una indebita estensione della statistica!”) ma non certamente per tutti coloro che, tenuti al rispetto di quella incredibile sciocchezza che è il ‘politicamente corretto’, hanno, riempiendosi ad ogni pie’ sospinto la bocca di tale parola vuota di reale significato, negli anni, proditoriamente legiferato in merito al meccanismo che porta alla scelta dei candidati e alla nomina degli eletti. Già prima dell’ultima modifica (come insegnano, per fare solo due dei mille possibili esempi, la candidatura Di Pietro nel Mugello e quella del figlio di Cossiga a Luino), nei collegi ‘sicuri’ per l’uno o l’altro schieramento, le segreterie, disinteressandosi completamente delle istanze e delle aspettative locali, candidavano chi volevano e buonanotte ai suonatori. Adesso, non solo si entra in Parlamento esclusivamente se qualche Santo ti mette tra i primi della lista (il che significa che l’essere apprezzato dai tuoi concittadini non conta un tubo così come l’essere aventualmente disprezzato) nel posto ‘giusto’, ma da parte di Forza Italia (che verrà presto imitata, c’è da scommetterci) si chiede al candidato di pagare e maggiore sarà il contributo più alta in lista la collocazione! Che dire se non che, pur abituato come ero ad avere per sindaco (la questione non è personale visto che si tratta di un amico che resta tale ora che non è più in carica) un leghista anche se la Lega non è il primo partito in città perchè così si vuole nelle alte sfere, trovo quanto va accadendo semplicemente stomachevole?

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