Il partito della spesa pubblica è tornato

Dopo il colpo di frusta (un vero “aut-aut” sulle tasse) dato agli alleati dal premier Berlusconi con l’inserimento nella Finanziaria 2005 della riduzione delle aliquote fiscali  (tre aliquote: 23%, 33% , 39%, più un contributo di solidarietà del 4% per i redditi oltre i 100 mila euro), iniziativa che aveva ri-acceso le speranze nell’elettorato del centro-destra, nell’ultimo giorno possibile per ritoccare la Finanziaria 2005 e nel giro di poche ore, è stato presentato un maxi-emendamento  che ha fatto “sbragare” il governo.

Sulla spinta trasversale di diverse lobbies e  di vari esponenti della maggioranza, in particolare di AN (Alemanno, Storace, Gasparri) e UDC (Follini), la diga, alla fine, ha ceduto ed è tornato il partito unico della spesa pubblica, modificando sensibilmente e di nuovo la Finanziaria.

Il Ministro Siniscalco, forse perché “tecnico” e non “politico”, non è riuscito ad opporsi alle sempre più invadenti pressioni. Del resto diversi politici della maggioranza avevano più volte dichiarato: Ministro dell’Economia “tecnico” avrebbe dovuto solo soddisfare le esigenze della politica.

Questo ha comportato diverse  novità, la più importante è il rialzo delle imposte indirette (bolli; tasse di concessione governativa, ipotecarie e catastali) per un totale di 1.120 milioni di euro.

D’altra parte se si sceglie di aumentare la spesa pubblica,  è chiaro che anche la pressione fiscale aumenti.

Quello che meraviglia, in modo negativo,  è però il tipo e la qualità di spesa pubblica, una spesa pubblica essenzialmente assistenzialista.

Ad esempio :

  • Stanziamento di 320 milioni di euro per il 2005 e 2006 per gli 11.500 forestali della Calabria (160 milioni ogni anno). In sostanza  lo Stato rimborserà alla Regione Calabria gli stipendi delle guardie forestali che essa ha assunto.   A questo proposito ricordo  che mentre in Calabria gli operai idraulico-forestali sono 11.500 (alcuni anni fa erano addirittura 30.000), in Lombardia sono 450, in Veneto 390.Negli Stati Uniti le guardie forestali sono circa 20.000, neanche il doppio della Calabria.      Mi domando: questi 11.500 forestali sono proprio necessari? Cosa fanno  realmente? Oppure è l’ennesimo esempio di assistenzialismo malato, il solito spreco?
  • Poi  ci sono 70 milioni di euro per i braccianti agricoli siciliani, i cosiddetti “cinquantunisti”, cui basta lavorare 51 gioni l’anno per avere l’indennità di disoccupazione.
  • 150 milioni di euro a Napoli e Palermo per continuare a retribuire i cosiddetti “lavoratori socialmente utili”.
  • 150 milioni di euro per Roma Capitale  (70 nel 2005)
  • poi  più 95 milioni per l’editoria,  più 43 per i paesi di emigrazione, più 15 per la pesca,  più 132 per le varie.

Quello che invece è saltato è il finanziamento della previdenza complementare, attraverso l’utilizzo del TFR, un provvedimento che interessa tutti.

Ora mi domando: il decollo dei fondi pensione non era una priorità fondamentale del Ministero dell’Economia e del Governo?

Il Premier Berlusconi, a questo proposito, ha cercato di placare gli animi e ha dichiarato:  “C’è stato un refuso; nel prossimo provvedimento sulla competitività, che vareremo entro l’anno, troveremo le risorse per la previdenza complementare”.

D’accordo ma oggi trovare la copertura finanziaria  non sarà facile.     

Alle Regioni poi vengono concessi altri 2 miliardi per integrare il Fondo sanitario. Le Regioni che non riusciranno a contenere i costi della sanità dovranno aumentare le addizionali Irpef e Irap.

A questo proposito lo stesso Governatore della Lombardia Formigoni ha criticato questa norma che consente l’aumento delle addizionali regionali per ripianare il deficit sanitario, mentre non è concesso alle Regioni “virtuose” di aumentare le spese per gli investimenti. (“Così non c’è nessun passo avanti sul federalismo fiscale”).

In sostanza, nell’ultimo giorno disponibile c’è stato un vero assalto alla diligenza, come del resto negli anni passati., sia con governi di un colore politico che dell’altro.

La Finanziaria entra in un modo ed esce in un altro.

Secondo noi la Finanziaria presentata dal governo dovrebbe essere “non-emendabile”.

“E’ ora di finirla, non ci può essere uno strumento omnibus in cui confluiscono tutte le esigenze e le speranze di un anno di vita pubblica. La Finanziaria va cambiata”, disse Berlusconi a gennaio del 2002, subito dopo la prima esperienza.  “Il governo la presenti alle Camere, che possono approvarla o bocciarla, approvando o bocciando il governo. Punto e basta”.

Subito dopo, l’allora Ministro Tremonti presentò un progetto “ad hoc” in Parlamento. Venne discusso, si fecero anche audizioni, poi tutto si fermò.

Ora bisogna assolutamente riprendere tale iniziativa in modo da rendere la legge di bilancio “inemendabile”, e se possibile approvata in modo “bi-partisan”.

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