Le tesi social-demagogiche di AN

Nonostante la importante svolta politica di Fiuggi, la cultura anti-capitalista  e statalista della “destra sociale” di Alemanno e Storace sta prendendo sempre più piede all’interno di AN e sta dettando la linea politica ed economica allo stesso partito.

 Dalla verifica politica in corso e dalle recenti interviste o dichiarazioni di Fini appare un chiaro messaggio: Alleanza nazionale  vuole ridiscutere il programma elettorale del 2001 (“una revisione delle promesse”) ed esprime critiche sostanziali, se non contrarietà,  alla linea economica del governo, basata su una organica riforma fiscale (cioè riduzione delle tasse per tutti), su  un rilancio e sviluppo liberista del Paese, su una riduzione del potere dello Stato.

Questo è molto preoccupante, anche perché queste continue discussioni sulle aliquote fiscali, queste continue proposte di contrapposte visioni, cominciano a stancare. Questa verifica permanente, con annunci non realizzati, sembra una storia infinita e la credibilità del governo  ne viene pesantemente colpita.

D’altra parte però non dimentichiamo la cultura fondante di AN.

Il fascismo storico  nel ventennio aveva sempre cercato una cosiddetta terza via tra capitalismo e socialismo; la repubblica sociale di Salò poi aveva teorizzato tesi di intervento statalista, chiaramente socialiste e il MSI di Almirante, nel dopoguerra, aveva sempre sottolineato la continuità ideale con il passato ventennio.

Con la svolta di Fiuggi sembrava tutto dimenticato e superato. Invece.

Come ha scritto R.Brunetta :” La riduzione delle tasse sul reddito personale è, come teoria ed esperienza economica insegnano, la leva principale per far crescere rapidamente consumi, produzione, posti di lavoro. E quanto più è generalizzata, tanto più efficacemente rimette in moto gli investimenti e favorisce la ripresa. Tutti i governi che hanno tagliato le tasse, non lo hanno fatto per compiacersi il favore dei ricchi, ma per accrescere la ricchezza del Paese.

Basti guardare alla recente esperienza degli Stati Uniti dove i tagli fiscali sul reddito personale voluti da Bush hanno fatto durare solo pochi mesi la recessione del 2001.

La riduzione fiscale sul reddito personale, dunque, favorisce famiglie e imprese e non li mette in conflitto tra loro, come fa erroneamente Fini”.

Secondo noi, aver continuamente rimandato la riduzione delle aliquote fiscali, nonostante gli impegni elettorali, è stato un grande errore.

Un anno fa, anche il momento per una “scossa “ all’economia era appropriato. Oggi i tempi sono ormai ridotti al lumicino.

I tempi del Paese non permettono più ritardi o rinvii.

Inoltre l’immagine della maggioranza governativa ne esce male.

L’elettorato moderato non apprezza continui litigi e polemiche, ma vuole efficienza operativa e decisioni concrete.

Invece diversi ed importanti interventi in campo economico e finanziario sono  bloccati e diluiti nel tempo.

Quindi basta distinguo e defatiganti mediazioni all’interno della maggioranza governativa.

Berlusconi deve essere in grado di esprimere le sue reali doti di leadership ed imporsi ai suoi alleati più o meno riottosi e non farsi ingabbiare di nuovo  dalle componenti più conservatrici della sua stessa maggioranza.

Ora bisogna agire; ci vuole più decisione e coraggio.

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