Edgardo Sogno: un cavaliere – combattente liberale

“Tutti gli uomini sono uguali a parole; è soltanto nelle azioni che si vede la loro differenza”.

Questa frase di Moliere vale per gli uomini come Edgardo Sogno, che fu, come uomo d’azione, davvero straordinario.

Possiamo dirlo senza alcuna esagerazione: egli è stato un uomo come ce ne sono pochi nel mondo contemporaneo, e come forse oggi non ce ne sono più.

Ho cercato inutilmente di dare un nome, un appellativo congeniale, ad un simile personaggio.

Forse solo Carlyle, l’idealista scozzese autore del famoso saggio “Gli eroi” avrebbe potuto trovare la parola giusta per caratterizzare icasticamente un personaggio tanto inusuale della nostra epoca.

Edgardo Sogno è stato un cavaliere piombato nel Novecento dai secoli precedenti.

Uomo di impetuosa azione, è stato idealista e guerriero come ce n’erano nel Settecento e Ottocento, come ce ne sono stati nel nostro Risorgimento.

Nelle vicende della nostra storia contemporanea non è facile trovarne del suo spessore ideale e del suo ardimento.

Ce ne sono certamente che spiccano per idealismo o per coraggio, ma è difficile che idealismo e ardimento si trovino congiunti.

La sua vita è punteggiata di sfide impavide che non hanno precedenti.

La sua vicenda politico-militare negli anni 1943-45 è fatta di un susseguirsi di missioni ad alto rischio, sempre calcolato, prevedibile e previsto peraltro.

Missioni tutte individuali: passaggi di frontiera, lanci con paracadute, arresti, evasioni.

Sempre temerario, sempre a rischio certo della vita, come la penetrazione nella sede del comando tedesco all’Hotel Regina di Milano, in divisa di ufficiale della Wermacht, il che gli costò sevizie e poteva costargli la vita.

C’è chi lo ha definito Rocambole della Resistenza.

Fu qualcosa di diverso e ben di più, d’alto valore morale per giunta.

Rocambole è un personaggio avventuroso ed avventuriero da romanzo d’appendice, creato da Ponson du Terrail. Edgardo Sogno ha incarnato con grande nobiltà il modello individualistico del cavaliere-combattente.

Aveva un suo codice dell’onore, di cui ormai non c’è più traccia.

Fu – questo sì – un moschettiere spavaldo e irridente, audace e spericolato, col cuore sempre oltre gli ostacoli.

Non si piegò mai, né durante le imprese militari che lo videro eroe solitario, né nella vita borghese. Il suo animo liberale, autentico e istintivo, rifiutò sempre compromessi e mezze misure.

La sua visione del mondo, la sua filosofia di vita, la sua Weltanschauung furono quelle di uomo libero, senza riserve o tentennamenti.

Amici, qui stiamo celebrando una figura leggendaria.

Sì, quest’uomo, a cui oggi la città di Varese dedica una piazza, è una leggenda.

Il suo nome al secolo è Edgardo Sogno del Conti Rata del Vallino.

Nasce a Torino il 29 dicembre del 1915.

Nel 1933 consegue la maturità classica.

Si laurea in giurisprudenza e poi segue ancora due corsi di laurea.

Frequenta la scuola allevi ufficiali di Pinerolo e ne esce sottotenente del Nizza-Cavalleria.

Si indirizza verso la diplomazia. Partecipa ad un concorso e vi viene ammesso brillantemente.

Ma è la guerra civile spagnola che ne attira l’insopprimibile spirito d’azione.

Ha ventidue anni. Parte volontario, si distingue subito per arditezza e sprezzo del pericolo.

Lo sostengono convinzioni liberali che fanno parte della sua cultura, che non lo abbandoneranno mai.

Tornato in patria, frequenta i circoli liberali vicini a Benedetto Croce.

Tra i suoi giovani amici di quegli anni c’è Giaime Pintor, figura luminosa di intellettuale di una generazione che gli eventi tragici del 1943 segnano e dividono drammaticamente.

Pintor muore incappando in una mina presso Castelvolturno, proprio nel 1943, mentre attraversa il fronte.

Nel 1942 Sogno si fa richiamare alle armi.

Vuole andare combattente in Russia.

Viene invece inviato in Francia.

Poi viene l’Otto Settembre con l’angosciosa e sciagurata divisione degli italiani: la fine della Patria secondo alcuni, l’inizio di una nuova storia nazionale secondo altri.

Sogno non ha esitazioni: sceglie la Resistenza.

Egli è monarchico per tradizione familiare e liberale per convinzioni acquisite con studi ed esperienze di vita.

Qui va annotato un dato importante: Edgardo Sogno non è solo uomo d’azione, ma anche intellettuale. Ci ha lasciato libri che meritano di stare nelle nostre biblioteche. Ne cito solo tre: “Guerra senza bandiere”; “Fuga da Brindisi”; “Il falso storico dell’antifascismo comunista”.

Ma il combattente e liberale Sogno non è uomo che sa stare nella massa.

Albert Camus, nei suoi “Taccuini”, dice che “la solitudine è un lusso”.

Sogno la sceglie per bisogno interiore, perché non sa e non vuole rinunciare ai propri orizzonti ideali.

Nasce così la “Franchi”, che, prima d’essere una organizzazione clandestina, esprime lo spirito e la personalità di Sogno.

E’ lui la Franchi.

A lui si uniscono uomini come Alberto e Aldo Li Gobbi, entrambi medaglie d’oro.

M’è capitato di conoscere ed avere come amico a Milano un professore, Angiolo Ozzola, bella figura di liberale, che fece parte della Franchi.

Ne ricorderò sempre la rettitudine, la lealtà, l’integrità morale.

Con uomini simili il “cavaliere senza paura”Edgardo Sogno corse la sua intrepida avventura.

Aveva ventotto anni. Spavaldamente egli poté dire: “Dipendo solo da me stesso”.

Il generale Cadorna, che ebbi occasione di intervistare nella sua villa sul Lago Maggiore negli anni Sessanta, quando dirigevo un giornale a Milano, espresse questo giudizio: “Sogno accoppiava ad un coraggio a tutta prova una notevole intelligenza e uno spiccato senso di iniziativa”.

La Franchi – lo scrive lo stesso Sogno – “fu una formazione di reclutamento essenzialmente borghese”.

I suoi quadri erano composti di laureati, studenti universitari, ufficiali.

Ma non intendo dilungarmi con la storia della Franchi. Ci sono ben altri che ne possono parlare per averne vissuto le vicende e per essere stati al fianco di Sogno in quegli anni tremendi.

Né voglio attardarmi nelle vicende postbelliche abbastanza note che videro Sogno – reduce da missioni diplomatiche nelle Americhe ed in Asia – coinvolto in polemiche politiche: all’interno del Partito Liberale, per esempio, di cui, lui amico e sodale Manlio Brosio, fu appassionato sostenitore (tra l’altro fu membro della Consulta Nazionale del PLI), e poi in traversìe giudiziarie originate dal suo fiero e indomabile anticomunismo, quello che lo condusse a Budapest durante la rivolta del 1956, fino a costituire sul posto un gruppo di aiuto ai patrioti ungheresi.

Un personaggio come Sogno merita d’essere ricordato, mentre Varese gli dedica questa piazza, per ben più luminose vicende di cui è stato protagonista, e soprattutto per quello che egli è stato come uomo e idealista.

Malraux dice che la più grande dote di un uomo è lo spirito.

Ecco, è appunto lo spirito che animò la vita di Sogno che va celebrato oggi.

Non va dimenticata inoltre la sua generosità verso gli avversari, da cavaliere antico.

Egli non ha mai smesso d’essere cavaliere, sia in guerra che in pace.

Agli avversari che nel ’43-45 stavano sull’altra sponda del fronte, Sogno riconobbe che erano mossi, pur essi, da “intenti nazional-patriottici”.

Quando fu in Spagna dalla parte dei franchisti, durante la guerra civile, non esitò a testimoniare di avere visto confrontarsi “eroismo spagnolo contro eroismo spagnolo”.

Questo, amici, è l’uomo al cui ricordo è giusto oggi inchinarsi. Ce ne fossero in questa stagione tormentata e difficile del nostro Paese!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *