Il bizantinismo curialesco dei giudici

Un giudice di Milano ha dichiarato “nullo” il provvedimento di espulsione  di un centinaio di nomadi, entrati illegalmente nel nostro Paese e che avevano occupato abusivamente un edificio semi-abbandonato.

L’espulsione da parte delle forze dell’ordine era avvenuta dopo diverse tergiversazioni e ritardi, nonostante le numerose richieste di intervento da parte dei vicini di abitazione, ormai esasperati da una situazione di illegalità e di micro-criminalità..

La motivazione di questo annullamento è la seguente: La Convenzione europea dei diritti dell’uomo vieta le espulsioni collettive di stranieri.  Un provvedimento di espulsione quindi deve essere adottato sempre individualmente.

Leggiamo  dalla sentenza:  dato che “ i ricorrenti sono stati tutti colti nella medesima operazione di sgombero di un’unica area”, che “trattasi tutti di cittadini romeni appartenenti al popolo Rom” e che “tutti sono stati poi destinatari di un provvedimento di espulsione uguale nella sua formulazione per tutti”, quindi: “Stante l’unicità di luogo, tempo e motivazione dei decreti” si tratta “ di un’espulsione collettiva che resta nella sostanza, anche se i provvedimenti di espulsione sono stati stilati in numero pari ad ogni soggetto e intestati singolarmente ad ognuno”.

Risultato: i clandestini possono tornare, anzi forse sono già tornati clandestinamente.

Il NAGA, l’associazione che tutela gli irregolari, ha dichiarato : “Ora hanno diritto a un permesso di soggiorno temporaneo e a un alloggio popolare”.

A nostro avviso, tutto questo è un po’ un’assurdità.

Questo episodio si collega poi anche con recenti decisioni del Tar sulla legge riguardante gli immigrati o con la polemica in corso per i rimpatri da Lampedusa.

In sostanza il bizantinismo curialesco di certi giudici, utilizzando  cavilli giuridici, di fatto, blocca le azioni del governo e delle autorità locali, tese ad evitare che l’Italia diventi un Paese-colabrodo.

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