Il vero nemico non è l’evasore, ma l’esattore

Nei giorni scorsi, cercando di mettere un po’ d’ordine ai miei libri e alle mie numerose carte, ho trovato una mia vecchia relazione fatta ad un Convegno nazionale del gruppo di “Autonomia Liberale, a Roma , nell’ottobre 1984, (quindi 20 anni fa esatti), sul problema allora e, purtroppo ancora attuale, della riduzione delle aliquote fiscali.

Senza alcun dubbio, in questi anni, il clima culturale e politico nei riguardi del fisco, è cambiato, alcune idee di maggior semplificazione e modernizzazione sono state recepite, la stessa Amministrazione finanziaria è migliorata in efficienza.

Detto questo però, dobbiamo onestamente constatare che  una vera ed organica riforma fiscale, di stampo liberale,  con la riduzione delle aliquote  non è stata ancora varata, nonostante fosse nel programma elettorale della coalizione governativa e nel contratto sottoscritto da Berlusconi con gli italiani. Aver rinviato fino ad oggi tale riforma è stato un grande errore.

In quella relazione di venti anni fa, tra l’altro si diceva: “In questi anni, si è cercato di risolvere il problema della solvibilità dello Stato mediante continui aumenti dell’imposizione. Sono stati emessi a ritmo frenetico, quasi nevrotico, spesso a sorpresa, leggi e decreti fiscali vessatori, minuziosi, a volte incomprensibili, senza mai porsi il problema delle conseguenze economiche e organizzative; si è parcellizzato il potere impositivo fra gli Enti più disparati. Con la caccia agli evasori si crede di rimediare all’insufficienza di risorse finanziarie necessarie a coprire la spesa pubblica. Questa caccia appare adesso il vero rimedio a tutto. Certamente esistono aree di erosione ed evasione fiscale, legalizzate e non, ingiustizie, sperequazioni e privilegi, dovuti a un sistema tributario oppressivo, cervellotico, inefficiente e anche corrotto, aree quindi da colpire e da combattere anche per inderogabili esigenze di equità e giustizia. D’altra parte la lotta all’evasione fiscale presuppone l’adozione di strumenti tecnici ben precisi e un’Amministrazione finanziaria efficiente. Ma il vero nocciolo del problema non è questo, o non solo questo. Il nostro vero nemico non è l’evasore, ma l’esattore. Se noi confrontiamo il prodotto nazionale lordo dei principali Paesi dell’Occidente con il gettito tributario complessivo (comprendendo pure le contribuzioni sociali) e il reddito medio “pro-capite”, il peso tributario in Italia è il più alto; circa il 50% del prodotto nazionale lordo. E  questo senza tenere in considerazione la cosiddetta “fiscalità” occulta, costituita dal deficit pubblico, vera imposizione invisibile e iniqua. Il livello delle aliquote e la relativa progressività non hanno riscontro in nessun Paese industriale. Il problema quindi dell’“equa” ripartizione del carico fiscale va affrontato seriamente e con precisa determinazione, ma va tenuto altresì distinto dal problema delle dimensioni del carico fiscale già esistente. Dal momento che tale carico globale è obiettivamente eccessivo, se l’Amministrazione  finanziaria fosse in grado di eliminare le sacche di evasione ed erosione si risolverebbe certamente un problema di giustizia, ma non quello di non sottrarre ulteriori risorse per coprire poi spese improduttive.

L’obiettivo di medio periodo invece dovrebbe essere quello di contenere la spesa pubblica più ancora che contenere il disavanzo, il che significa stabilizzare le entrate. Non serve aumentare continuamente le imposte per ridurre l’inflazione e far fronte al dissesto finanziario dello Stato, occorre invece ridurle per rilanciare gli investimenti, il capitale privato, lo spirito imprenditoriale.

Il punto critico del carico fiscale è già stato ampiamente superato provocando effetti dannosi per tutto il sistema economico: minore propensione alle attività produttive, maggior propensione al consumo rispetto al risparmio, maggior inclinazione all’evasione fiscale. La riduzione della pressione tributaria, diretta e indiretta, invece, abbinata naturalmente ad una drastica riduzione delle spese, consentirebbe di “liberare” risorse crescenti dal bilancio pubblico che dovrebbero essere indirizzate ad investimenti nei settori strategici,  ma soprattutto potrebbe essere un utile strumento per rilanciare un’economia come quella italiana, ancora vitale, ma in parte sommersa, far riemergere questa economia nascosta anche per liberare ingenti risorse e potenzialità dagli attuali vincoli e pratiche assistenzialistiche. Questo assunto è una profonda innovazione, fino al limite della provocazione, vista la crisi fiscale e il debito pubblico dello Stato. D’altra parte non si può risolvere il dissesto pubblico facendo continuamente “inseguire una spesa pubblica incontrollata dalla fiscalità crescente”.

“La rivolta dei contribuenti americani e le loro richieste per un sistema fiscale  più razionale riassunto nel motto “simple, honest, fair tax” (trasformato poi dagli studiosi in “low, simple, flat”) ci devono insegnare”

Queste considerazioni, fatte 20 anni fa; sono ancora attualissime.

Quindi basta distinguo e defatiganti mediazioni all’interno della maggioranza governativa.

Berlusconi deve essere in grado di esprimere le sue reali doti di leadership ed imporsi ai suoi alleati più o meno riottosi e non farsi ingabbiare di nuovo  dalle componenti più conservatrici della sua stessa maggioranza.

Ora bisogna agire; ci vuole più decisione e coraggio.

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