Quando si farà la riforma degli ordini professioanli?

“Entro un mese ci sarà la riforma delle professioni”, dichiarava il Presidente Berlusconi a Cernobbio  il 4 settembre scorso.

Oggi la stampa annota (Corriere Lavoro- 8/10/04): “Il mese è passato e della riforma dell’ordinamento e di liberalizzazione non vi è traccia. Sembrava impossibile, infatti, ai più che a Silvio Berlusconi potesse riuscire in 30 giorni quello che a nessun altro governo, di centro-destra e centro-sinistra, non è riuscito in 30 anni”.

Da anni infatti, se non da decenni, si parla di riforma “imminente “ degli ordini (notai, farmacisti , professionisti, giornalisti, ecc), poi tutto si ferma.

Le “lobbies” e la vecchia cultura corporativa hanno avuto sempre il sopravvento, sia con governi di centro sinistra che di centro destra. Quindi poca concorrenzialità.

La stessa proposta di riforma Vietti è poco liberalizzatrice  rispetto alle direttive della UE e alle situazioni già esistenti in diversi Paesi europei.

Leggo oggi e concordo in pieno con quanto ha scritto Geminello Alvi (Corriere Economia):

“Gli ordini non vanno aboliti,  sarebbe arbitrio. Ma ricondotti alla loro sana natura di associazioni liberali su base volontaria. Infatti, soppressa quella norma assurda che implica l’iscrizione obbligatoria, si sgonfierebbero come prevedeva Einaudi. Si creerebbero associazioni più agili.

Ognuna magari con una sua certificazione di qualità registrata in sede europea e mutue diverse. Insomma è ormai tempo che a ordini, sindacati e associazioni si smetta di riconoscere uno statuto politico. Le sopravvivenze neocorporative che prevalsero nel dopoguerra, non hanno oggi più gran senso neanche per i professionisti”.

Ben detto.

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