Siniscalco: cominciamo male

Il Nuovo Ministro del Tesoro, Domenico Siniscalco, esordisce con un aumento delle tasse.

Stime più accurate indicano il deficit tendenziale sul PIL per il 2005 nella misura del 4,4%, ben oltre la soglia di Mastricht del 3%.

Le alchimie finanziarie di Tremonti sono dunque servite a poco. L’assenza di manovre strutturali si fa sentire.

La nuova manovra finanziaria intanto prevede un aumento delle tasse. Della promessa riduzione si parlerà poi (Alemanno e molti altri “statalisti” ben rappresentati anche in Forza Italia già dicono che “non si potranno mantenere tutte le promesse”). Insomma aumenta ancora il peso dello Stato nell’economia.

Intanto il neoministro Siniscalco propone di tassare il patrimonio: certo nella forma soft della seconda casa, ma di tassa sul patrimonio si parla. Cioè del cavallo di battaglia della sinistra estrema dal dopoguerra ad oggi. Persino il PCI non ne parlava più, perchè si era accorto che anche la classe operaia aveva dei risparmi.

La seconda casa non è infatti più un lusso (la prima casa in proprietà è ormai da molti anni una realtà per la maggioranza degli italiani): è il sudato traguardo o l’ambizione realistica dele famiglie italiane. E’ anche un investimento, in tempi in cui gli strumenti finanziari danno magre soddisfazioni.

Questa tassa impoverirà quindi gli italiani e potrà avere effetti depressivi sui consumi. Delle lezioni di Einaudi è rimasto ben poco nella politica economica del governo.

Per di più la tassa colpisce proprio la classe sociale in cui sono maggiormente presenti gli elettori del Polo. Un vero e proprio suicidio politico. Dovuto innanzitutto all’incapacità di creare una nuova classe dirigente, genuinamente liberale.

Lo stesso Siniscalco, che è certamente un economista stimato, appartiene alla cultura della sinistra. E’ infatti membro di “Italianieuropei”, la “think tank” creata da D’Alema.

Eppure di economisti liberali non ne mancano, neppure al Governo. Ci sarebbe il Ministro Martino, allievo di Milton Friedman, ma gli è forse mancato il coraggio di accettare il ruolo di Ministro del Tesoro. Proprio lui fino a qualche anno fa predicava la “flat tax”, cioè l’aliquota unica. Ci sarebbe il Ministro Marzano. Perchè non elimina tutti i sussidi alle imprese, che come ha ben evidenziato il bocconiano Giavazzi sono una forma di assistenzialismo con effetti distorsivi?

Ci vuole coraggio. E il ritorno allo spirito originario di Forza Italia. Rileggiamoci il programma del Buongoverno del Ministro Urbani ed i programmi scritti da Martino. Forse non è ancora troppo tardi.

1 comment for “Siniscalco: cominciamo male

  1. CESARE PREVEDINI
    19 dicembre 2011 at 13:29

    Eliminare i sussidi e contribuzioni di ogni tipo è la prima riforma che serve alla nostra economia. Contemporaneamente bisogna eliminare l’art. 18 e la cassa integrazione e sostituirla con un sussidio alla disoccupazione

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