Verso la verifica di governo

Dietro le quinte della verifica governativa, sembra che il Ministro dell’economia, Giulio Tremonti, abbia dichiarato: “Sto facendo quello che devo fare, in coscienza, ma se le lezioni di economia in questo Paese le deve dare Alemanno, partendo dal livello culturale che ha, allora stiamo freschi”.

A parte la brutalità, senza peli sulla lingua, tipica del professore Tremonti, questa dichiarazione

evidenzia chiaramente le forti tensioni interne alla maggioranza e le difficoltà del momento.

Dopo la sconfitta di Forza Italia alle elezioni europee, AN, pur non avendo incrementato, ma solo confermato (grosso modo) i voti, ha alzato la voce con richieste di maggiore collegialità nelle decisioni economiche, maggiori deleghe ministeriali e soprattutto una svolta radicale nella politica economica.

Il cane da guardia di questa inversione di rotta dovrebbe essere il Ministro Alemanno, esponente della cosiddetta Destra sociale di AN.

Ora, se la richiesta riguarda la preparazione di un Dpef “rigoroso” e con i conti pubblici in regola ed una maggiore attenzione all’economia reale, un Dpef da approvare necessariamente entro il 5 luglio (riunione dell’Ecofin), sta bene.

Se invece la richiesta di una “svolta” significa dare priorità al  sostegno delle imprese, anche pubbliche (anche le aziende“decotte”?), concertazione spinta, “welfare”,  annacquamento ulteriore della riforma previdenziale, Mezzogiorno, e non più riduzione generalizzata delle aliquote fiscali, riforma seria delle pensioni, non più liberalizzazioni, tutto questo non ci sta bene.

Sarebbe una ricaduta nello statalismo assistenziale  e clientelare di tipo tradizionale, un tradimento del programma  elettorale del 2001, un programma di riformismo liberale e liberalizzante.

Il comportamento dell’UDC, in questa verifica, invece è meno rumoroso, ma crea maggiori sospetti.

Il segretario Follini dichiara di aspettare  i risultati dei ballottaggi, pur ribadendo e rivendicando un cambiamento nelle strategie dell’esecutivo; ha inoltre l’intenzione di voler abbandonare il Parlamento italiano per Strasburgo. Praticamente si è tirato fuori, puntando sui tempi medio-lunghi. In sostanza c’è quindi il pericolo di un progressivo disimpegno dell’UDC dalla coalizione governativa con l’apertura della crisi prima delle elezioni regionali del 2005. E questo sarebbe molto grave.

Senza alcun dubbio la posta della verifica è alta e complessa. Non si può far finta di niente o minimizzare i problemi. D’altra parte, occorre considerare che l’elettorato moderato non apprezza  le polemiche, ma vuole efficienza operativa e decisioni concrete.

Pur consapevoli di questo, a nostro avviso, il Presidente del Consiglio Berlusconi, non deve farsi ingabbiare in defatiganti mediazioni con le componenti più conservatrici della maggioranza, ma deve essere in grado di esprimere le sue doti di leadership ed imporsi, con sintesi appropriate di programma e bilanciamenti di deleghe ministeriali, ai suoi alleati più o meno riottosi.

Come è stato scritto da un autorevole commentatore politico: “Tutte le volte che è stato ingabbiato in estenuanti mediazioni nei programmi di governo, i risultati sono stati pessimi e del tutto contradditori con lo spirito dell’efficienza operativa che connota il suo carattere leaderistico”.

Infatti diversi ed importanti interventi in campo economico e finanziario, nel recente passato, sono

stati bloccati e diluiti nel tempo.

Deve invece essere in grado di attuare una sintesi programmatica ed operativa tale da coniugare  efficienza di mercato e garanzie sociali, ma  tale da salvaguardare, soprattutto, le istanze riformatrici di tipo liberale.

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