Un primo commento ai risultati elettorali

Vogliamo dire come stanno veramente le cose a proposito del risultato elettorale? Senza compiacenze e senza ipocrisie.

Di quel che dice e fa la sinistra è quasi inutile discutere. Sì, ha guadagnato voti soprattutto alle amministrative, non può però cantare vittoria per il risultato delle europee. Il 31 per cento non è una percentuale da festeggiare. Il risultato dice una cosa abbastanza chiara: per ora in Italia non c’è una maggioranza di sinistra.

Ma quel che conta, almeno per noi, è dire le cose come stanno in Forza Italia, che certamente registra un calo preoccupante sia per le amministrative che per le europee. La batosta c’è, non c’è dubbio. Perché non riconoscerlo? Ed è meritata, diciamo anche questo. Ma non è irrimediabile, a nostro avviso, sempre che ci sia la capacità di reagire con coraggio, razionalità e realismo.

Ed ecco le nostre modeste osservazioni, franche, leali, senza, ripetiamo, quelle compiacenze che quasi sempre sono poco nobili oltre che ipocrite.

C’è, innanzi tutto, da dare il via ad un “nuovo inizio” della politica di Governo. Quante volte lo abbiamo detto? Ma non abbastanza evidentemente. Le elezioni hanno dimostrato che l’elettorato di centrodestra vuole meno chiacchiere e più fatti. Un fatto è innegabile: non pochi elettori di Forza Italia hanno inteso mandare un avvertimento. Lo hanno fatto spostandosi nell’interno della coalizione (verso An, Udc, socialisti, la Lega) oppure non andando a votare.

Occorre una scossa. Forte, anzi fortissima, tale da essere avvertita dai cittadini per metterli nelle condizioni di tornare a sperare in un futuro diverso dal passato. Ripetiamolo ancora: queste elezioni hanno dimostrato che in Italia la sinistra non ha maggioranza. Sarà sempre così? Potrebbe non essere. A meno che non si sia capaci di una nuova politica, tal da tenersi stretta quella parte dell’elettorato che, se profondamente sfiduciata, potrebbe disperatamente dare alla sinistra quel tanto di voti necessari per diventare maggioranza. Se non ne saremo capaci avremo dimostrato di mancare di intelligenza politica.

Bisogna fare presto e bene, finalmente senza perderci in chiacchiere. Fare, fare, fare. Ce n’è dovunque da fare: in economia, per cominciare, nel taglio delle spese e del fisco, nella giustizia, nella scuola, nella sanità, nei lavori pubblici, nelle Università e nella ricerca per il rilancio del sistema industriale e la riconquista della competitività perduta.

Due parole anche per i partners del Cavaliere. Anche qui senza complimenti. Non insuperbiscano per qualche punto di voto spostatosi in loro favore, che per l’elettore – ci pensino bene – è stato solo un modo accorto di dare avvertimento. Ci vogliono spirito di coalizione, senso di responsabilità, unità di maggioranza. Il che non vuol dire naturalmente che sia vietato discutere. La Casa delle libertà non può essere una caserma. Se lo fosse non ci sarebbe posto per un liberale.

Giuliano Ferrara nel Foglio ha scritto: facciamo sentire che a governare il Paese non è “una squinternata compagnia di giro, ma una coalizione che intende dare agli italiani quel che ha promesso”. Sottoscriviamo. Ci sono due anni per fare, fare, fare. Non saranno molti, ma sono anni, non giorni o settimane.

Non c’è alternativa.

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