L’autolesionismo della Casa della Libertà

Massimo Teodori in un articolo pubblicato su “Il Giornale” il 30 maggio scorso, a proposito delle polemiche seguite alla dichiarazione di Berlusconi, fatta al Congresso di Forza Italia, “votate per me, non per i piccoli partiti” scrive:  “ Berlusconi si è appellato direttamente al popolo per ottenere consenso sui suoi obbiettivi. Ha fatto sì che intorno a sé crescesse il partito del leader che è un non-partito nel senso tradizionale del termine. E non si è mai acconciato alla mediazione partitica ritenendo, a torto o a ragione, che gli alleati non devono condizionarlo.
Questa è, con i suoi pregi e i suoi limiti, la vera realtà politica berlusconiana che ha riscosso successo.”

Poi aggiunge:“Berlusconi non è un mediatore, è un’altra cosa: un leader carismatico. Tutte le volte che è stato ingabbiato in estenuanti mediazioni nei programmi di governo, i risultati sono stati pessimi e  del tutto contradditori con lo spirito dell’efficienza operativa che connota il suo carattere leaderistico”

Senza alcun dubbio Berlusconi, con la sua discesa in campo politico nel ’94, ha stravolto le regole della politica italiana, con un atteggiamento anti-politico e anti-partitico.

La grande vittoria elettorale del 2001 ha acceso grandi speranze  e creato molte aspettative per riforme liberali e liberiste.

Alcuni risultati positivi sono stati raggiunti: la riforma del mercato del lavoro; la riforma della scuola; maggior sicurezza e prevenzione dei reati; la patente a punti; la prima fase della riforma fiscale (“no tax area”); la legge obiettivo per il settore delle opere pubbliche e la partenza della realizzazione delle opere pubbliche; e soprattutto una politica estera chiaramente atlantica e filo-israeliana e non più succube, come nel passato, del direttorio franco-tedesco.

Detto questo però, bisogna rilevare che specie negli ultimi 8-12 mesi, è nata all’interno della stessa maggioranza governativa, una serie di vivaci e continue polemiche tra AN / UDC  e la Lega, di frequenti distinguo sui provvedimenti  legislativi da adottare,  di cautele, se non preoccupazioni,  elettoralistiche  e particolaristiche .

Da qui richieste di modifiche di assetti governativi,  richieste di rimpasti del governo, di verifica politica, di governo Berlusconi Bis.

L’immagine della maggioranza  ne è uscita e ne esce male. L’elettorato moderato non apprezza queste polemiche, ma vuole efficienza operativa e decisioni concrete.

Inoltre diversi  ed importanti interventi in campo economico e finanziario sono stati bloccati  e diluiti nel tempo.

Vediamo alcuni esempi.

La riforma delle pensioni, dopo due anni e più di discussioni e approfondimenti, doveva essere approvata entro lo scorso febbraio; oggi, invece,  è rinviata ad una fase successiva al voto europeo.

Tale proposta di riforma (già approvata dal Consiglio dei Ministri), su richieste prima dell’UDC e di AN  e  poi della Lega , è stata, in pratica, modificata e ammorbidita.

Emendamenti e continue mediazioni trasversali hanno annacquato ancora di più l’originaria spinta riformista di tale progetto.

In sostanza, soprattutto per evitare veti politici all’interno della maggioranza governativa, la riforma previdenziale, di cui il nostro Paese ha urgente bisogno, di fatto sta diventando (o è già diventata), un specie di mini-riforma.

Altro esempio: questo inverno, dopo il caso Parmalat, tutti avevano giudicato urgente procedere ad una riforma del risparmio in tempi brevi.

Il governo ha predisposto un progetto di riforma delle autorità di vigilanza finanziaria, mediante una soluzione “bi-partisan”, cioè condivisa anche dall’opposizione, ma questo  ha risentito, purtroppo, di molte mediazioni trasversali anche all’interno della stessa coalizione governativa.

L’urgenza dell’approvazione è stata accantonata; se ne parlerà dopo le elezioni.

L’esempio più macroscopico di vero e proprio masochismo è il comportamento di Fini e Follini sulla questione della riduzione delle aliquote fiscali al 23 e 33%, così come sottoscritto da Berlusconi nel contratto con gli italiani e come già approvato dalla maggioranza in Parlamento due anni fa.

Certi distinguo e precisazioni, con chiari intenti dilatori,  hanno molto il sapore elettoralistico di breve termine, ma rappresentano un grande errore sul piano economico.

Anche il momento per una “scossa” all’economia era appropriato.

Come ha scritto Brunetta: “la moderna teoria economica ci dice, infatti, che una riduzione fiscale è tanto più efficace quanto tocchi tutti i redditi, non solo quelli medio-bassi. Il maggior reddito dei ceti medi si trasforma in maggiori consumi e quello dei  ceti più alti si traduce anche in maggiori investimenti. E, come è noto, il reddito è fatto di consumi e investimenti. Occorre quindi tagliare le tasse per tutti indipendentemente dalle elezioni.”

Aver  deciso di rinviare la riduzione delle aliquote  è stato, quindi, un grande errore.

Questi sono alcuni esempi dove Berlusconi non è riuscito ad esprimere le sue doti di leadership  ed imporsi ai suoi alleati più o meno riottosi ed è stato ingabbiato in defatiganti mediazioni con le componenti più conservatrici della maggioranza. Peccato.

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