La riforma della Carta straccia

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Dietro al referendum ci sono limiti e pericoli della riforma. E una rischiosa cultura della “semplificazione e della velocità”.

Una cultura della «semplificazione e della velocità», come ha sottolineato l’ex presidente della Consulta, Valerio Onida, che andrebbe applicata alla pubblica amministrazione e non al sistema costituzionale, e che rispecchia l’insofferenza mostrata dal presidente del Consiglio nei confronti di qualsiasi intralcio, opposizione e difficoltà che possa mettersi di traverso e impedirgli di perseguire i suoi obiettivi. Regole del gioco e norme costituzionali comprese.

Oh liberté que de crimes on commet en ton nom

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Sembra che l’intellettuale e rivoluzionaria Jeanne Roland de La Platière, mentre veniva condotta al patibolo durante il” terrore “abbia pronunziato questa frase: “O libertà quanti crimini si commettono in tuo nome”.
Ripercorrendo la vita di Fidel Castro, deceduto ,a 90 anni, il 26 novembre , ci pare che la frase sopra ricordata si addica anche al politico cubano.
Forse all’inizio le sue intenzioni erano oneste (eliminare la dittatura di Batista e la corruzione imperante a Cuba, portare sviluppo all’isola etc.) ma l’abbraccio al credo comunista lo trasformò in un dittatore, fece cadere la popolazione nella miseria e ripristinò la corruzione.
Non c’è ormai alcun dubbio: il comunismo ovunque venga introdotto si trasforma rapidamente in dittatura dato che va contro il desiderio dell’uomo di vivere liberamente e di poter esprimersi liberamente anche sotto il profilo lavorativo (1).

Referendum: cosa obiettiamo agli argomenti del Sì

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1. Confronto, non propaganda.
Conosciamo finalmente la data del Referendum: domenica 4 dicembre 2016.

L’intensificarsi del confronto fra gli argomenti del Sì e quelli del No, con l’approssimarsi della scadenza, darà sempre più spazio a propagandisti e militanti. I quali ripeteranno formule messe a punto dalle rispettive propagande. Lo faranno ostentando sicurezza, come se si trattasse di dispensare frammenti di verità rivelata, di citare fonti che hanno la stessa autorevolezza dei passi dei Vangeli.

Non ci troviamo a nostro agio quando non c’è autentico confronto dialettico e tutto si riduce a contrapporre uno slogan ad un altro.

Consentiteci, quindi, di circoscrivere la nostra attenzione agli argomenti del campo avverso laddove espressi nella loro formulazione migliore. Faremo riferimento, in particolare, al Manifesto, titolato “Le ragioni del Sì”, diffuso alla fine del mese di maggio 2016 e sottoscritto ad oggi da 251 tra docenti universitari, non soltanto in materie giuridiche, operatori della cultura, esponenti della società civile in genere. Molte firme sono di tutto rispetto. Il testo è ben scritto. Si può leggere collegandosi al sito denominato “BastaunSì”, che rispecchia la linea ufficiale del Partito democratico e supporta la sua campagna referendaria.

Lo spreco delle risorse pubbliche in un settore fondamentale: la formazione scolastica

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Fondamentale per far progredire un paese è fornire alla popolazione un buon livello educativo.

Un grande sforzo in questo senso, malgrado le non floride disponibilità statali e le due guerre, fu fatto fino agli anni ’60.

Con differenze territoriali, nel complesso, tuttavia, le scuole primarie e secondarie e le università erano buone .

In seguito all’influenza della sinistra si passò, a mio giudizio, a partire dagli anni sessanta ad una sorta di follia educativa :lauree brevi, Università ovunque ( talora a poche diecine di chilometri l’una dall’altra )e per le discipline più disparate.

Tutto ciò a beneficio di nuovi docenti e del personale necessario a far funzionare le Facoltà e degli albergatori delle località dove venivano creati i nuovi Atenei.

Un panorama internazionale e nazionale preoccupanti

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La situazione internazionale presenta aspetti inquietanti. L’esito delle elezioni statunitensi è, invero, un punto interrogativo. Come si comporterà la nuova amministrazione che non gode del conforto della maggioranza dell’opinione pubblica? Sarà all’altezza delle responsabilità che la carica comporta?

E’ vero che, volendo, gli esperti nei vari settori non mancherebbero, ma non è certo che il neo presidente sia in grado di operare le scelte opportune. La scelta dei collaboratori potrà, quindi, rappresentare per Trump l’hora della verdad. I problemi sul tappeto sono, invero, numerosissimi e di notevolissimo spessore: la situazione del Medio Oriente, del Nord Africa, dell’Africa Sub Sahariana, dell’Afghanistan, del Pakisttare, l’espansionismo economico della Cina, la pressione emigratoria dall’America Latina verso gli Stati Uniti senza contare i flussi migratori verso l’Europa.

USA 2016. Città e campagne: “Tra Philadelphia e Pittsburgh c’è un’altra Pennisylvania”

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Donald Trump alla Casa Bianca
Come e in qual modo Donald Trump ha vinto
Una lunga, infinita, campagna quella datata 2016.
Datata 2016 e cominciata a marzo del 2015.
Donald Trump, sbeffeggiato e dileggiato dall’intero caravanserraglio mediatico, destinato secondo tutti al ritiro pressoché immediato, scende in campo il 16 giugno dell’anno precedente quello elettorale.
Cento – che dico? – mille contro uno, la quota.
Mi è simpatico, ma neppure io gli credo.
Poi, l’uno dopo l’altro, i contendenti GOP evaporano.
Poi, dai primi di febbraio, i media passano in secondo piano.
E’ la gente che si esprime nei caucus e nelle primarie.
E The Donald vince.