IL GOVERNO SORVOLA SUL DRAMMA DEL DEBITO PUBBLICO

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In un terrificante articolo, che il ‘Corriere della Sera’ ha pudicamente confinato nel ‘Corriere economia’, Alberto Brambilla e Chiara Appolloni dimostrano per tabulas che o viene ridotto il debito pubblico o non c’è futuro per i giovani. Ma per la verità, aggiungo io e loro lasciano intendere, non ci sarà futuro per l’Italia intera. Invece, con ineffabile sfrontatezza, il primo ministro spande ottimismo e sembra in stato confusionale riguardo alle cifre, che egli manipola estrapolando i dati che gli si confanno e tralasciando quelli riottosi alla sua bacchetta magica. Renzi, quanto alle poste del bilancio, si comporta come i grandi illusionisti che fanno scomparire dal palco persino gli elefanti. In effetti il debito pubblico è un pachiderma che al governo conviene ignorare per ingannare il popolo, specialmente quella parte del popolo, intellettuali e giornalisti compresi, che lo assecondano creduli.

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Comunque vada al ballottaggio, a Roma purtroppo vincerà l’ATAC

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La rassegnazione con cui i romani hanno accolto la notizia dello sciopero dei lavoratori dell’Atac esattamente nelle ore in cui la nazionale di calcio giocava la partita d’esordio agli Europei di Francia contro il Belgio è un indizio sull’esito del ballottaggio di domenica 19 giugno, in cui uno tra Roberto Giachetti (centrosinistra) e Virginia Raggi (Movimento 5 Stelle) sarà eletto sindaco della Capitale.

St Moritz dal primo Cinquecento a fine Ottocento nelle annotazioni di William Augustus Brevoort Coolidge

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Dobbiamo a William Augustus Brevoort Coolidge, storico americano trapiantato in Inghilterra, un libro di particolarissimo interesse nel quale – a seguito in specie dei viaggi, di escursioni e di scalate da lui fatti in Alta Engadina nel 1892, 1893 e 1894 – narra in breve, con spirito attento, amore e penna veloce e arguta, trattando di storia, costume e società, di St Moritz e del circondario.
Le righe che seguono riguardano il periodo che va dal primo Cinquecento a fne Ottocento.

Perché al ballottaggio i moderati non devono votare Sala

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Nel primo turno delle elezioni amministrative di Milano si è verificato un fenomeno davvero curioso: Parisi, il candidato del centro-destra, ha prevalso nei quartieri popolari, aggiudicandosi perfino un municipio da sempre “rosso”, e Sala, il candidato del centro-sinistra che esibiva la maglietta di Che Guevara ha vinto nel centro storico e nei quartieri più benestanti e borghesi. C’è stato, cioè, un vero e proprio rovesciamento delle parti.

La riforma costituzionale valutata nel merito (parte III)

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Di solito i sostenitori della legge costituzionale ripetono come un mantra due obiettivi enunciati nel suo titolo: la «riduzione del numero dei parlamentari» ed il «contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni». É incontestabile che mentre oggi il Senato della Repubblica si compone di 315 senatori (più i senatori a vita), il nuovo Senato riformato avrà una composizione di 100 senatori. Questi, peraltro — aggiungono i fautori della riforma — proprio perché non sono eletti direttamente dal popolo continueranno a gravare, dal punto di vista dei costi economici, sui Consigli regionali di cui sono rappresentanti.