l bike sharing a Milano compie 10 anni. Le ragioni di un successo non casuale

10 anni fa, il 3 dicembre 2008 il Comune di Milano ha introdotto il servizio di bike sharing BikeMi. Il servizio, partito con 66 stazioni e 650 bici, si è progressivamente sviluppato fino alle attuali 282 stazioni e 4.650 bici (di cui 1.000 elettriche introdotte per l’EXPO 2015), a cui dallo scorso anno si sono aggiunte le bici cinesi free floating, per un totale di circa 17.000 bici in servizio.
10 anni fa il successo del bike sharing non era dato per scontato. Anzi nei freddi giorni di inizio dicembre in cui BikeMi fu avviato – arrivò anche la neve ad imbiancare le biciclette – dominava un diffuso scetticismo tra i commentatori. In realtà i milanesi dimostrarono subito di gradire l’innovazione e la diffusione di BikeMi è stata un elemento chiave anche nel promuovere l’estensione della rete di piste ciclabili. Questo perché il bike sharing era stato concepito sin dall’inizio come uno degli elementi di una strategia sistemica di sviluppo della mobilità sostenibile a Milano, con forti sinergie  con l’introduzione del road pricing nello stesso anno e lo sviluppo della rete metropolitana.

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Il populismo è il male del popolo

Nella Ricchezza delle nazioni Adam Smith contrappone “la scienza del legislatore, le cui deliberazioni dovrebbero essere governate da principi generali che sono sempre gli stessi, all’abilità di quell’insidioso e astuto animale volgarmente chiamato uomo di stato o politico i cui giudizi sono ispirati dalle circostanze del momento” (UTET 1975, IV, 2). Se dovessimo definire il populismo, che tanti altri hanno definito in vario modo, diremmo proprio che esso consiste nel totale abbandono o nel parziale allontanamento dei governanti dalla scienza del legislatore e nell’affidarsi a insidiosi e astuti uomini politici che sfruttano le circostanze del momento per imporsi affermando disvalori contrastanti con gli smithiani principi generali che sono sempre gli stessi.

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Alberto Mingardi e IBL Libri (Filippo Cavazzoni) vincono il Premio nazionale letterario Amerigo “Delle Quattro libertà”

Milano – 20 novembre. Premio nazionale letterario Amerigo “Delle Quattro libertà”, ecco i vincitori 2018. Alberto Mingardi curatore di “L’ignoranza e il malgoverno Lettere A Liberty”, di Vilfredo Pareto  – Edizione 2018 – Liberi Libri e Filippo Cavazzoni, direttore editoriale IBL Libri, per la pubblicazione di “Storia e cambiamento sociale. Il concetto di sviluppo nella tradizione occidentale” di Robert A. Nisbet – edizione 2017.
Ha dichiarato il Coordinatore del Chapter Amerigo Milano Edoardo Croci: “Promuoviamo con questa iniziativa la crescita dei rapporti culturali tra l’Italia e gli Stati Uniti. Il premio vuole dare un riconoscimento ad autori ed editori che promuovono i valori di libertà come elemento fondante delle società aperte”.

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Per creare veri posti di lavoro, più che le misure acchiappavoti bisognerebbe dimezzare le imposte sulle imprese

In questo momento di incertezza nella congiuntura internazionale (Brexit, nuove possibili imposte americane sulle loro importazioni, possibile rialzo dei tassi d’interesse con la fine del quantitative easing, ecc.) il vero azzardo di questo Governo non consiste tanto nella volontà di non rispettare gli impegni presi dall’Italia con la UE, ma soprattutto nell’ignorare le chiare indicazioni provenienti dal mercato finanziario, che valutano il rischio connesso ai titoli di Stato italiani assai elevato con uno spread ormai stabilmente intorno ai 330 punti, più del doppio dei livelli precedenti alla formazione del nuovo governo.

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Rouge

Vergato in Varese nel giorno dell’anno del Signore 2018 dedicato a Sant’Eucherio di Lione.

Arriva l’incredibile notizia della condanna all’ergastolo dì Khieu Samphan e di Nuon Chea.
A Phnom Penh, Cambogia.
Impossibile, pensi.
“Sono ancora vivi?”, ti chiedi.
Ottantasettenne l’allora Capo di Stato della Kampuchea Democratica.
Novantaduenne l’ideologo che insieme a Pol Pot – come recita la sentenza – “deteneva il potere della decisione finale”.
Entrambi – per non parlare di Saloth Sar, il ‘fratello numero uno’ – ‘roussoiani’ convinti, capaci di applicare in Cambogia (come in precedenza solo nel Paraguay del ‘Dottor Francia’) i dettati di Jean Jacques Rousseau come vergati nel ‘Progetto per la Costituzione della Corsica’.
Echi lontani e pur sempre presenti.
E d’altra parte non è forse vero che la lingua di Rousseau è quella che accomunava i rivoluzionari indocinesi dovunque operassero?
E non furono chiamati forse ‘rouge’ gli khmer traducendo l’originale ‘krohom’?
Rouge? mais oui!

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Referendum Atac, chi l’ha mai vista la liberalizzazione in Italia?

Nel referendum proposto dai radicali non c’è un atteggiamento punitivo nei confronti dell’Atac, anzi. C’è la presa d’atto che a Roma, e in tutta Italia, i disastrati trasporti locali hanno bisogno di nuove regole, responsabilizzanti, per il rilancio del trasporto pubblico. Il Tpl ha bisogno di imprese vere di trasporti (pubbliche o private) e non di cinghie di trasmissione del consenso attraverso metodi consociativi e clientelari. Fare le gare per l’affidamento del servizio dove è gestito in monopolio per le imprese pubbliche significherebbe rompere con un passato che è stato teatro di malagestione, illegalità, nessuna trasparenza, alti costi, inefficienze che alla fine hanno penalizzato i cittadini e le casse pubbliche (disservizi, uso smodato dell’automobile, inquinamento e congestione e incidenti in città)

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