Ridurre le tasse si può e si deve – intervento al convegno Ridurre le tasse per rilanciare la crescita, Rima 4/12/2017

Di fronte a una seria prospettiva di flat tax bisogna esaminare anche l’altra faccia della luna e avere chiaro perché paghiamo le tasse. Si dice che noi riceviamo servizi e benefici dallo stato e che pertanto dobbiamo pagare per quello che riceviamo. E’ un imperativo morale oltre che un obbligo sinallagmatico. Ma è vero che riceviamo tanto? È tutto utile ciò che riceviamo?
In una società pacifica, con cittadini rispettosi dei contratti tra loro stipulati, non ci sarebbe bisogno dello stato. Purtroppo si annidano nella collettività animi maligni, pronti alla violenza, irrispettosi degli impegni e si rende necessario creare dei servizi comuni per il mantenimento dell’ordine pubblico, per la difesa e per l’amministrazione della giustizia.

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Avvocati di tutta Italia, unitevi! Per l’equo compenso

Nella legge di bilancio in discussione si fissano le retribuzioni minime di alcuni professionisti. Ma l’Antitrust ha giocato di anticipo e bocciato il provvedimento perché anticoncorrenziale. Oltre che iniquo.
Un “salario minimo” per i professionisti
Avvocati di tutto il mondo, unitevi! Non era così che si chiudeva il Manifesto di Marx ed Engels? Forse no, devo andarmelo a rivedere. Eppure sembra essere il motto del governo sul tema del cosiddetto “equo compenso”, che in buona sostanza è il salario minimo applicato anche ai liberi professionisti.
Per un economista sparare sul tema è così facile da risultare finanche noioso. Soprattutto per il suo improbabile campo di applicazione.
La ratio è questa: rispetto ad alcuni clienti, i poveri liberi professionisti sarebbero una parte debole che deve essere tutelata da clausole vessatorie e dal tentativo di farli lavorare per due soldi. Quindi si vuole introdurre una legge che li protegga dallo sfruttamento al quale sono sottoposti.

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E’ mancato a Roma il Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo.

Era figlio del col. Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo,  fucilato alle Fosse Ardeatine nel marzo 1944, che era stato capo del fronte clandestino romano dopo l’8 settembre 1943.Molti giornali non hanno ricordato il ruolo primario di Montezemolo a capo della Resistenza romana,ruolo che venne oscurato dai comunisti con l’attentato di Via Rasella che porterà il colonnello alle Fosse Ardeatine.
Una figura di spicco della Guerra di Liberazione,un autentico patriota  di cui il Cardinale serbava un grande e forte ricordo e di cui era giustamente orgoglioso.
Fu un grande diplomatico vaticano, molto amico del Papa  Benedetto XVI, di cui creo’ lo stemma araldico .Montezemolo era uno studioso appassionato di araldica su cui scrisse anche un libro considerato come il più autorevole in materia.

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Compratore cercasi per Alitalia

Il bando per la cessione della compagnia di bandiera è scaduto da tempo. Per ragioni diverse, nessuna delle tre offerte presentate sembra destinata al successo. Con il rischio che l’azionista di riferimento di Alitalia resti il contribuente italiano.

Prestito ponte rinnovato

Si avvicina il Natale e gli italiani, che hanno storicamente sostenuto le perdite di Alitalia ai tempi del controllo pubblico e aiutato con misure di welfare l’arrivo dei “capitani coraggiosi” nel 2008, si domandano se avranno la fortuna di trovare sotto l’albero un acquirente della disastrata compagnia di bandiera.

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Prima e dopo

Prendiamo Don Schollander.
Olimpiadi di Tokyo.
Vince quattro medaglie d’oro.
Nuota.
Stile libero, per chi non lo sapesse.
Cento, quattrocento, la staffetta quattro per cento e quella quattro per duecento.
Detiene, il desso, il record mondiale dei duecento ma non li vince.
Neppure va a medaglia.
Perché?
Semplicemente perché i duecento stile libero (come, per inciso, mille altre gare in momenti successivi) entreranno a far parte del repertorio olimpico solo quattro anni dopo, a Città del Messico.
Prendiamo Bob Morse.
Tiratore implacabile e infallibile, nelle relative statistiche figura bene ma non ai primissimi livelli.
Quale la ragione?

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Il problema dell’integrazione

Si discetta da molto tempo, anche nel nostro Paese, del difficilissimo problema dell’integrazione degli immigrati.
“Integrazione” è il reciproco completarsi di due o più elementi.
Sotto il profilo razziale significa l’inserimento in una comunità di una minoranza “razzialmente” diversa.
Affinchè un tale inserimento abbia successo occorre, a nostro sommesso parere, che gli elementi culturali, religiosi e razziali della comunità che vuole inserirsi non si discostino troppo da quelli della comunità di inserimento.
Qualora le differenze siano notevolissime l’integrazione risulta quasi impossibile. La comunità che dovrebbe accogliere respinge, infatti, in tale eventualità i nuovi venuti.
Ci pare quindi molto ardua in generale l’integrazione (“diremmo purtroppo”) dei musulmani nel mondo occidentale.
I credenti in Allah ritengono, infatti, che sia loro “dovere” convertire i non musulmani, con la parola o con la spada, ed organizzare le loro comunità secondo i precetti della “Sharia”, che erano validi per quel mondo, all’origine, di tipo tribale.
Si può, a questo punto, obiettare che i Musulmani in Occidente sono ormai milioni e stanziati da decenni.
Negli ultimi anni però, il loro fanatismo ha dato luogo ad innumeri attentati.
Per far fronte a questo pericoloso fenomeno, occorre, a nostro parere, che i governi dell’Occidente agiscano in questo modo:
• far comprendere, in maniera “drastica”, ai capi di quelle comunità che non saranno tollerate “in nessun modo” violazioni alle nostre regole di convivenza;
• Impedire nuovi ingressi;
• Investire “saggiamente” nei Paesi donde provengono i flussi di immigrazione ovvero non sperperare in aiuti e creare meccanismi rigorosi di controllo in loco degli stessi.

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