RICOSTRUIRE
MILANO

Incontro pubblico

Sabato 28 novembre 2020

ore 10.30-12.30

L’evento verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina facebook di cartalibera

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“America is back”. La politica estera della presidenza Biden

Il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden ha di fronte a sé poco più di due mesi che lo separano da mercoledì 20 gennaio, quando verrà inaugurato il suo mandato, ma già fin d’ora è possibile delineare i principali orientamenti in politica estera della sua amministrazione, con uno sguardo particolare all’impatto che produrranno in Europa e in Italia. Per prima cosa il presidente Biden dovrà realizzare un’operazione “fiducia” per ricostruire a tutto campo un solido sistema di relazioni internazionali, a partire dagli alleati storici nell’America, reso traballante dalla breve, ma “intensa” stagione trumpiana.
L’”America First” di trumpiana memoria, sarà sostituito da “America is back”: gli Stati Uniti sono tornati, con la loro forza e la loro credibilità per essere nuovamente protagonisti e leader delle nuove sfide globali attraverso un multilateralismo “evoluto” ed un sistema articolato di alleanze fra le democrazie.

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L’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America

Il Presidente degli Stati Uniti d’America non viene eletto direttamente dai cittadini aventi diritto, i quali, invece, dal 1848 (in precedenza, dal 1792 – essendo le Presidenziali datate 1788/89 da questo punto di vista anomale – e fino al 1844 compreso si votava per oltre un mese), scelgono Stato per Stato “il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre dell’anno coincidente con il bisestile” i cosiddetti Grandi Elettori (in Americano – secondo Oscar Wilde una lingua diversa dall’Inglese – ‘Electors’ con l’iniziale maiuscola per distinguerli dai normali ‘electors’) il cui numero complessivo è oggi di cinquecentotrentotto (538).

Riuniti formalmente dipoi “il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del successivo dicembre” nel Collegio da loro formato, i predetti Grandi Elettori effettivamente nominano il Presidente. 

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“Non ci deve essere nessun personaggio cinese nella narrazione”

Come sempre, la brutalmente necessaria semplificazione conseguente a quanto dettato dalla richiesta brevità di un articolo espone a critiche feroci.
Fra queste, prime, le stesse mie…
È nel 1929 che Ronald Arbuthnott Knox pubblica il Decalogo del ‘Giallo deduttivo’ nel quale elenca appunto i dieci principi che devono essere rispettati nella stesura di ogni romanzo poliziesco che, propriamente, intenda consentire al lettore di giungere, seguendo il percorso logico del protagonista inquisitore, all’unica corretta soluzione .
La colà esposta regola numero cinque reca: “Non ci deve essere nessun personaggio cinese nella narrazione”.
Per strana che possa apparire tale norma, era allora assolutamente conseguente ai fatti.
Numerosissimi essendo, in quel periodo (fra l’altro, tre anni prima della stesura del Decalogo, ad opera di Earl Derr Biggers, era apparso il notevole detective cinese Charlie Chan!) e da tempo, particolarmente nel genere, i comprimari se non addirittura i protagonisti ‘gialli’.

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È uscito “L’abc della politica e del voto”

È uscito “L’abc della politica e del voto”, di Adriano Teso intervistato da Fabio Cesaro, non vuole essere un manuale di scienza politica né tantomeno intende proporre teorie o dogmi in questo ambito. È una semplice risposta a quei cittadini che chiedono come realizzare quanto descritto nel libro “L’abc dell’Economia e della Finanza”, scritto nel 2019 sempre da Teso intervistato da Cesaro. La domanda che Teso si sente rivolgere quasi ogni giorno suona ormai come un disco incantato: come mettere lo Stato e il governo nella condizione di poter funzionare in maniera semplice e corretta, con poche e chiare regole, lasciando ai privati la maggiore libertà possibile per avere finalmente una sana economia e una finanza non predatoria? Ecco allora che in questo nuovo libro si cerca di dare una risposta a questo interrogativo tanto semplice e importante quanto meritevole di risposte articolate e comprensibili.

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IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI È LA ‘LEGGE ACERBO’ DEL NUOVO FASCISMO ITALIANO

Il taglio dei parlamentari non è una riforma costituzionale come la legge Acerbo nel 1923 non fu una riforma elettorale. Sono entrambe – mutatis mutandis – le conseguenze di una presa del potere da parte di forze avverse alla democrazia parlamentare e alla libertà politica e le premesse del consolidamento di un “nuovo” regime.

L’assenza di manganelli materiali, nell’abbondanza di quelli immateriali, rende formalmente meno eversivo e non criminale il referendum su Roma, come l’ha definito pertinentemente Fabio Cammalleri, rispetto alla marcia su Roma del 1922, ma non ne rende meno sinistro il disegno e meno torbido il fondo ideologico, da cui i nuovi quadrumviri, Di Maio, Salvini, Meloni e Zingaretti provano a pescare le cosiddette “ragioni” dell’operazione.

In politica comandano le idee, non i dispositivi costituzionali e istituzionali, di cui le idee si rivestono e in cui si dissimulano. Una riforma costituzionale e una legge elettorale si legge a partire dagli attori che la interpretano e dalla cultura che l’agisce e che vi si esprime.

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