Gli Stati Uniti e l’Asia Orientale: ‘What’s next’ con The Donald alla Casa Bianca

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Mancano poche settimane all’insediamento ufficiale di Donald Trump al numero 1600 di Pennsylvania Avenue.

Il nuovo inquilino della Casa Bianca, nonché ‘Commander in Chief’ delle forze armate a stelle e strisce, si vedrà costretto a gestire una serie di scenari “scomodi” (per usare un eufemismo) lasciatigli in eredità dalla fallimentare politica estera di Barack Obama.

Non v’è, infatti, quasi nessun’area geo-politicamente ‘calda’ nella quale gli Usa non abbiano perso influenza.

Fra gli scacchieri strategici fondamentali nei quali gli Stati Uniti hanno visto erodersi maggiormente il prestigio e la credibilità guadagnatisi dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, spicca di certo, per importanza, l’Asia Orientale.

Tempo di bilanci

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Ognuno di noi a fine dicembre fa mentalmente un bilancio dell’anno trascorso.
Così dovrebbero fare le nazioni.
Per quanto riguarda l’Italia, senza entrare nei dettagli , cosa si può dire ?
La sconfitta al referendum, referendum voluto pervicacemente da Renzi
(Che ci ricordava il personaggio del “Barbiere di Siviglia” descritto nel ritornello “Sono il factotum della città) , ha segnato -ci sembra- la crisi del progetto di partito “post comunista ” fatto ad immagine e somiglianza dell’ex-Premier e mirante a fornire al medesimo strumenti di governo più efficaci.

Donald Trump, ‘The Dark Horse’. Un ‘maverick’ alla Casa Bianca

Giovedì 22 dicembre alle ore 17.30, nella Sala dei Matrimoni in Palazzo Comunale, via Sacco, Varese, presentazione del libro “Donald Trump, ‘The Dark Horse’. Un ‘maverick’ alla Casa Bianca”. Con Mauro della Porta Raffo, coordinatore dell’opera, interverranno Claudio Bonvecchio, Edoardo Croci, Gianfranco Fabi, Gianmarco Gaspari, Enzo Laforgia, Giancarlo Mazzuca, Fabio Minazzi, Francesco Salvi
Ingresso libero

Il sangue dei Siriani ed Aleppo

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Seguo con partecipazione emotiva le vicende della Siria, alle quali ho già dedicato più articoli in un recente passato. Concentro la mia attenzione su tre prese di posizione. La prima è del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Persona che stimo e che era certamente animata dalle migliori intenzioni; anche se il bilancio dei risultati conseguiti, in particolare in politica estera, non è felice. Una cosa positiva Obama l’ha fatta: l’accordo con l’Iran, che, da un lato, tende a fermare la propensione di quello Stato a dotarsi di armi nucleari, e, dall’altro, toglie l’Iran dall’isolamento e dal regime di sanzioni, per riconoscergli a pieno titolo una nuova credibilità come potenza regionale che può svolgere un ruolo significativo per arrivare ad una pace stabile in Medio Oriente. Rispetto alle vicende della Siria ed alla battaglia di Aleppo, il Presidente Obama dichiara, da ultimo, che «il sangue dei Siriani è sulle mani del regime di Assad e di Putin».

Bene Gentiloni, ma ora approviamo delle buone leggi elettorali

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Colgo reazioni scomposte nei confronti del nuovo Presidente del Consiglio incaricato, Paolo Gentiloni. Inutilmente scomposte, perché quanti si sono battuti per il No al Referendum hanno già ottenuto due risultati importanti:
1) le proposte di riforma costituzionale sono state cassate, non hanno esistenza giuridica;
2) il Presidente Renzi ha dovuto prendere atto dell’esito del Referendum ed ha rassegnato le dimissioni dalla carica.

L’Italia si trova, però, ad affrontare una difficile situazione, in particolare per quanto attiene alla tenuta dei conti pubblici, laddove finora è stato possibile andare avanti senza traumi solo grazie alla politica monetaria del Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi.

Un nuovo Governo o lo stesso sotto mentite spoglie?

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Il nuovo Governo appare, in larga misura, simile al precedente. Evidentemente le forze renziane sono riuscite ad inserire nel nuovo Esecutivo elementi del precedente anche se gli stessi non avevano dato grandi prove di sé. Solo per fare qualche esempio: la Boschi, la titolare del Ministero della Pubblica Istruzione, il Prof Padoan e si potrebbe continuare. Come alcuni commentatori hanno osservato si è trattato, in sostanza, di un cambiamento solo di facciata. La situazione del paese richiederebbe, purtroppo, un ben diverso approccio.

Le scadenze economiche ed internazionali esigerebbero un Esecutivo di un buon livello e che fruisse dell’appoggio della maggioranza delle forze politiche. Il che non è.