“Winner takes all assoluto”, “Winner takes all relativo”: quando, come, dove, perché

1) Winner takes all assoluto 

Allora, quarantotto Stati USA (Maine e Nebraska esclusi) più il Distretto di Columbia – dal 1848 allorquando si cominciò a votare per la bisogna “il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno bisestile” – scelgono i loro Grandi Elettori con il ‘winner takes all assoluto’.
(Va ripetuto – non solo qui ma all’infinito – che l’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America non è di primo grado – il popolo non lo vota direttamente – ma di secondo, spettando la nomina, nel Collegio che costituiscono, ai predetti Grandi Elettori “il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del successivo mese di dicembre”, salvo il caso straordinario – avvenne nel 1824 – che nessun candidato raggiunga la maggioranza assoluta nel citato Collegio e l’incombenza passi alla Camera dei Rappresentanti).

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Tra Di Maio e Zingaretti

Cronache di una crisi di governo. La soluzione sembra trovata. Circolano i nomi dei possibili nuovi ministri. Poi il leader politico del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, esce dall’incontro con il Presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, e rilascia una lunga dichiarazione pubblica che rimette tutto in discussione. Siamo al pomeriggio di venerdì 30 agosto 2019. Tra qualche giorno, il 2 o il 3 settembre, il Presidente Conte dovrebbe sciogliere la riserva, in un senso, o nell’altro.

Da osservatore esterno, rilevo alcune cose poco chiare.

Il Partito Democratico ha esordito chiedendo e pretendendo “discontinuità” rispetto all’esperienza del Governo uscente. Ciò significa chiedere al Movimento Cinque Stelle di adottare indirizzi politici molto diversi, nei contenuti, rispetto a quelli seguiti nel periodo dell’alleanza con la Lega. Luigi Di Maio, da parte sua, si è seduto al tavolo della trattativa affermando che non si pentiva di niente. Sembrava di ascoltare la indimenticabile Edith Piaf: «Non, rien de rien / Non, je ne regrette rien».

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Londra, parlamento sospeso: silenzio, parla la Brexit

Ieri, mercoledì 28 agosto, il premier britannico Boris Johnson ha chiesto alla regina Elisabetta II e ottenuto la chiusura del Parlamento per un periodo di tempo molto lungo, 23 giorni lavorativi. Questa mossa, molto azzardata ma nei limiti della Costituzione (non scritta) britannica, in teoria è un tempo di recupero dopo una sessione parlamentare straordinariamente lunga, in pratica serve a un solo scopo: arrivare alla Brexit senza perdersi in troppi dibattiti. Mentre le opposizioni gridano al golpe, la maggioranza descrive la sospensione quasi come fosse ordinaria amministrazione. Il governo conservatore, in questo modo, però, si gioca tutto. Anche la sua stessa sopravvivenza.

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Pd e Forza Italia sono ostaggio di due populismi diversi

Al direttore – Il Manifesto per una democrazia liberale pubblicato da Alessandro Barbano sul Foglio di Ferragosto è un contributo importante alla ricerca di una prospettiva positiva per la politica del nostro continente. Ciò che scrive non vale solo per l’Italia ma è un impegno che dovrebbe coinvolgere tutte le persone e le istituzioni politiche europee che hanno a cuore la costruzione di un futuro democratico per i loro paesi.
La sistematica demolizione delle culture liberali, popolari e riformiste, ad opera, non solo dei leader populisti, ma, ormai da molto tempo, degli stessi leader dei partiti tradizionali, impone un forte cambiamento di attitudine e di prospettiva.

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1 aprile 2020: Censimento

È in programma il prossimo 1 aprile – come sempre negli anni con finale zero – il ventiquattresimo Censimento degli Stati Uniti d’America.
Il primo si tenne nel 1790.
È il ‘Census’ – come lo chiamano gli americani – un adempimento indispensabile per la distribuzione dei Rappresentanti Stato per Stato e, conseguentemente, dei Grandi Elettori facenti parte del Collegio che ‘il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del mese di dicembre successivo al voto’ elegge il Presidente USA.
Nel mentre difatti ogni Stato ha comunque diritto a due Senatori, la distribuzione dei membri della Camera – il cui titale è fissato a quattrocentotrentacinque – è proporzionale al numero degli abitanti.
Se nel Censimento si certificano mutamenti significativi a tale riguardo la consistenza delle delegazioni dei Rappresentanti muta.
Contemporaneamente, cambia la consistenza dei Grandi Elettori spettanti essendo questi pari alla totalità delle delegazioni congressuali (Senatori più componenti la Camera Bassa e quindi cinquecentotrentotto dato che si aggiungono i tre delegati spettanti al Distretto di Columbia).
Visto che si ipotizza un incremento della popolazione (non dappertutto uguale) rispetto al 2010 pari ad oltre l’otto per cento, può ben capitare che si debbano registrare cambiamenti.
Sarà davvero interessante vedere quali Stati (i ‘Red States’ repubblicani? i ‘Blue’ democratici? gli ‘Swing’ di volta in volta da una parte o dall’altra?) aumentano il loro delegati e quali li diminuiscono.

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I “grandi” Presidenti. Arrivati a White per l’intervento della Divina Provvidenza?

Irrispettosa nei confronti dell’Unione la frase che Otto von Bismarck ebbe a suo tempo a pronunciare guardando alla Storia della allora ancora giovane Nazione?
Suonava: “Esiste una particolare Provvidenza Divina a favore dei bambini, dei pazzi, degli ubriachi e degli Stati Uniti d’America!”
Ebbene, irrispettosa che sia questa considerazione, guardando ad almeno quattro dei ‘grandi’ Presidenti realmente riformatori capaci di lasciare ampia traccia del proprio passaggio, a ‘come’ sono arrivati ad occupare lo scranno presidenziale, appare assolutamente vera, verissima.
Premesso che, ovviamente, i pareri in merito possono divergere totalmente e che non pochi potrebbero obiettare anche con durezza.
Premesso che il Padre della Patria George Washington va considerato a parte.
I quattro ‘grandi’ alle cui vicende e al cui percorso elettorale, al fine di dimostrare la eventuale fondatezza dell’affermazione del vecchio Cancelliere, occorre interessarsi sono, nell’ordine storico,
Thomas Jefferson 
Abraham Lincoln 
Theodore Roosevelt 
Lyndon Johnson.
(I primi tre – con Washington – guarda caso, immortalati sul Rushmore da Gutzon Borglum che, scolpendo in anni precedenti, non potette evidentemente includere Johnson). 
Ecco – con esclusivo riferimento a ‘come’ i quattro sono arrivati alla massima carica – i fatti.

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